L’isteria senza fine

di Javier Aymat – Articolo originale: http://diariodetierra.com/la-histeria-interminable/

tradotto da Virginia Melis

*Tutti i dati e i riferimenti sono controllati nelle fonti sottostanti.

Wolfgang Wodarg, rinomato epidemiologo ed ex presidente della Commissione sanitaria del Consiglio d’Europa, Manuel Elkin, scopritore del vaccino contro la malaria e Pablo Goldsmith, prestigioso virologo, tra molti altri scienziati, si interrogano sull’ondata di panico creatasi intorno al coronavirus e sulle misure sproporzionate e controproducenti adottate in paesi come la Spagna. Nel frattempo, i mass media continuano a ignorare completamente queste voci, troppo preoccupati del numero di persone che sono malate e sono morte a causa di un virus che sembra essere il nemico perfetto.

Ormai suppongo che più di uno si sia posto la seguente domanda: come avremmo potuto sopravvivere l’anno scorso a 525.300 malati di influenza contro 25.000 con il coronavirus e 6.300 morti (di influenza) contro 1.350 morti (di coronavirus) senza paralizzare il paese? E come abbiamo fatto a far fronte nel 2018 a 800.000 casi di influenza e 15.000 morti?

La media è di 17 morti al giorno l’anno scorso (41 morti al giorno nel 2018). Anche se dividere e confrontare i due virus non è proprio giusto, poiché, come ha affermato l’epidemiologo Wolfgang Wodarg, il coronavirus ha sempre fatto parte dell’influenza.

Il problema è che stavolta è stata isolata una particolare variante del coronavirus e poi è stato fatto un conteggio dei suoi effetti, dei malati e dei morti.

Quindi la domanda sarebbe: come possiamo parlare di un virus più mortale e contagioso dell’influenza se l’anno scorso abbiamo avuto più casi e più morti a causa dell’influenza stagionale?

Ma naturalmente, dato che l’anno scorso non è stato fatto un tale conteggio e non c’è stato un follow-up per un coronavirus in particolare, non si è nemmeno tenuto conto del fatto che molte persone lo hanno avuto asintomaticamente e successivamente lo hanno trasmesso.

Questo nuovo virus sembra avere la tendenza a causare polmonite e ad essere più contagioso. Tuttavia, nel gennaio 2018, la mortalità per influenza è aumentata del 77%, con 121 morti in una sola settimana dal 15 al 21 gennaio. Si è trattato di un collasso globale? O si è semplicemente parlato di un’influenza più virulenta nel 2018?

Il problema che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha con Wodarg è che egli è considerato un esperto mondiale del settore e ha fatto parte anche del Bundestag. Infatti, l’epidemiologo ha già richiesto una commissione d’inchiesta in Parlamento, poiché, secondo lui, sta accadendo la stessa cosa che accadde con l’influenza A. Un caso che lui stesso ha denunciato nel 2009 e che si è concluso con un’indagine nel Consiglio d’Europa.

L’eurodeputato socialista britannico Paul Flynn, autore del rapporto sulla denuncia che fece Wodarg nel 2009 sull’influenza A, ha concluso che “la dichiarazione di una pandemia è stata irrazionale e ha fatto guadagnare all’industria farmaceutica miliardi di euro”.

Si trova sulla stessa linea di pensiero Pablo Goldsmtih, argentino residente a Parigi, che è  virologo, biochimico, farmacista, psicologo e ha inoltre varie altre specializzazioni, a parte essere volontario dell’OMS in svariate missioni umanitarie.

“Il nostro pianeta è vittima di un nuovo fenomeno sociologico, le persecuzioni scientifico-mediatiche”, ha denunciato con veemenza il virologo. Goldsmith denuncia anche che il panico che si sta generando intorno al ceppo del coronavirus identificato in Cina (COVID-19) è ingiustificato quanto quello creato nel 2003 con la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) o nel 2009 con il virus dell’influenza A.

Manuel Elkin, l’immunologo che ha creato il vaccino contro la malaria, sottolinea che “stiamo entrando in un gioco mediatico senza senso”. Egli inoltre avverte che dobbiamo tenere gli occhi aperti senza peró farci prendere dal panico o prendere misure estreme e controproducenti.

Elkin ha dichiarato che la cosa logica da fare è isolare soltanto i casi di contagio e fare uno studio di quelli vicini agli infetti. Questo è sufficiente, dice, e considera l’isolamento delle persone e delle città un enorme errore: “Molti scienziati nel mondo non lo vediamo come logico. Ci sono molte voci di protesta che dicono che dobbiamo stare attenti al virus, non possiamo ignorarlo, ma non possiamo installare un sistema di isteria collettiva come quello esistente”.

Vageesh Jain, professore di sanità pubblica all’University College di Londra, considera seriamente l’opportunitá di “uno scenario di apocalisse zombie che non aiuta nel coordinamento operativo di complesse attività nella sanità pubblica”.

Aggiunge anche che un blocco di queste caratteristiche “non solo è superfluo, ma introduce anche nuovi problemi. La prima settimana di quarantena ha portato al sovraffollamento degli ospedali, alla carenza di cibo e al ristagno delle economie”.

Queste voci, insieme ad altre sempre più numerose nel mondo della scienza e della medicina, continuano a mettere in discussione la validità del panico causato da queste misure estreme contro la libertà dei cittadini.

Io, personalmente, non posso fare a meno di sorprendermi per il modo in cui ci siamo lasciati privare delle libertà fondamentali cosí facilmente. Quei diritti costituzionali che ci sono costati tanto e con i quali molti dei nostri politici si sono finora falsamente riempiti la bocca.

Motivi per farsi prendere dal panico?

Vorrei iniziare spiegando come siamo arrivati a questa situazione in cui, appunto, i mezzi di comunicazione sono stati decisivi. Nessun telegiornale ha parlato dei dati che ho mostrato all’inizio. Contano solo i casi di contagio e di morte per coronavirus, facendo in modo che la gente non si stacchi dagli schermi.

Cosa sarebbe successo se i media avessero contato i 6.300 morti per influenza dell’anno scorso? E i 15.000 dell’anno precedente?

Nella prima settimana di febbraio dello scorso anno abbiamo contato 150.000 casi di influenza stagionale, rispetto ai 20.000 di coronavirus. Dobbiamo ricordare che, sebbene non fosse una notizia allarmante, l’influenza di due anni fa fu così virulenta in quel periodo che la mortalità fu circa del 10% dei ricoverati.

Pertanto, questa frase che continuamente ripetono tutti i mezzi di comunicazione “il coronavirus sta facendo collassare gli ospedali” è molto discutibile.

È chiaro quanto sia difficile trovare strutture sanitarie per affrontare un virus di questa portata.  Ma molti esperti, come Andreu Segura, ex presidente della Società spagnola della sanità pubblica e dell’amministrazione sanitaria, ritengono che “le conseguenze negative di tali procedure non si limitano a quelle derivanti da interferenze e perturbazioni nel lavoro, nell’economia e nella vita quotidiana delle persone, ma distraggono dal normale funzionamento dei servizi pubblici, compresi i servizi sanitari, che sono sottoposti a stress inutili, come è successo durante l’ultima pandemia influenzale”.

In altre parole, non solo non ci sono mezzi per affrontare il virus, ma soprattutto non ci sono mezzi per affrontare il panico che si crea intorno ad esso.

Nell’abisso per evitare l’abisso

La situazione in cui ci troviamo mi ricorda quella persona, il principale responsabile di una famiglia, che era molto austera e che decise che la sua famiglia doveva vivere in povertà per evitare la povertà. Ebbene, in questo caso viviamo in allarme e crolliamo per evitare la malattia. Evitare la malattia per farci ammalare tutti. Come se la paura non fosse la vera peste.

Mettiamo il caso che qualcuno che vive a Madrid ti dica che ha la febbre, cosa pensi subito? Esattamente, coronavirus.

Abbiamo tutti coronavirus?

Questo apre una situazione contraddittoria anche se, in fondo, potrebbe non essere così. Attualmente, nella Comunità di Madrid ci sono 6.500.000 abitanti e circa 9.000 hanno coronavirus… Risulta che, secondo le mappe di conteggio, solo lo 0,13% dei cittadini di Madrid ha ricevuto una diagnosi di coronavirus.

Anche se siamo convinti che ne incontreremo uno o addirittura che siamo uno di loro, la probabilità è bassa. A livello nazionale il rischio di contrarre coronavirus è dello 0,05%.

Ovviamente il fattore di rischio varia se si vive a Madrid e ci si mescola con migliaia di persone e non si hanno precauzioni. Ma con le misure igieniche di base e il comportamento responsabile, le possibilità rimangono scarse.

È anche vero che ci saranno persone che hanno trasmesso il coronavirus e non se ne sono accorti o hanno semplicemente superato i sintomi stando in casa. In ogni caso, sarebbe una buona notizia, poiché significa che il tasso di letalità del coronavirus è inferiore a quello che gli è stato attribuito.

Nonostante questo, le mappe dei giornali mettono i colori sulla progressione della malattia. Peró non si specifica che il massimo raggiunto dal colore piú scuro (tono della morte) non vada molto oltre lo 0,2%.

E la paranoia continua a crescere. Considero anche un errore pensare che le persone si assumano la responsabilità della paura. Piuttosto, il panico stesso causa perdite peggiori da altre parti. Dopo tutto, facendo scattare un allarme di questo calibro non ci si può aspettare che le persone si comportino in modo diverso al pronto soccorso che al supermercato.

Nei telegiornali succede la stessa cosa; quando la gente dice “se contagio mia nonna o mio nonno con il coronavirus” dà per scontato qualcosa che è molto improbabile che succeda ma che i mezzi di comunicazione hanno fatto sembrare molto possibile (non che questo significhi non prendere misure di precauzione sugli anziani).

D’altra parte, quello che prima era routine o scontato, cioè che qualcuno aveva l’influenza o aveva la febbre, ora diventa qualcosa che si deve raccontare immediatamente sulle reti sociali e su Whatsapp, dandogli l’indubbio termine di coronavirus.

Mentre scrivo queste righe, comunicano al telegiornale la notizia che “sono morti tre giovani sotto i 65 anni”. Già la considerazione di essere giovani è sospetta. Diciamo che è cosí…

Ma è stata forse data la notizia l’anno scorso o l’anno precedente che tra i 6.300 e 15.000 morti per influenza, c’erano diversi “giovani” sotto i 65 anni?

Ragioni per la calma

Andando dalla parte opposta, la cosa più curiosa di tutte, è che probabilmente molti di noi hanno già avuto coronavirus negli anni passati (non sappiamo quale in particolare perché non è stato isolato per contare i casi come è stato fatto quest’anno). E la stragrande maggioranza di noi è sopravvissuta senza cadere nel caos di fermare il mondo.

L’epidemiologo Manuel Elkin resta molto sorpreso quando alcuni politici dicono che tra il 70 e l’80% della popolazione sarà colpita “non so chi si consulterà [Boris Johnson] quando dice questo, ma mi lascia stupito perché Londra ha eccellenti esperti in malattie infettive”.

E chiarisce che essere infettati dipende da tre fattori: “la causa esterna, il virus in questo caso, l’ambiente e, soprattutto, la componente genetica di ogni persona”.  Secondo Elkin, è impossibile che tutti e tre i fattori coincidano in una percentuale così alta.

 

 

Quindi, le catene di infezione che si dedicano a moltiplicarsi ovunque non sono affatto esatte.

Questo, che sempre più virologi e specialisti denunciano, sarebbe un motivo per cui stare tranquilli. Ma la calma non vende mascherine, non riempie i supermercati e non provoca una spesa eccessiva per i vaccini. Come primo indizio di questo fatto, c’è chi è arrivato a pagare 810 euro nell’ospedale privato di Madrid Ruber International per un test che rileva il coronavirus.

Alludendo a cose piú elementari, a Ginevra in questo momento il prezzo delle mascherine è di 400 euro per un pacchetto da 20 pezzi (indivisibile, ovviamente). La produzione di mascherine è aumentata dell’8.000%. Quindi, a partire da questo dato, fate il calcolo.

Sia chiaro che non metto in discussione il lavoro degli operatori sanitari (al contrario, sono vittime dell’isteria collettiva e del virus stesso), metto in discussione la negligenza nel creare uno stato di allarme non adeguato al rischio.

È molto curioso che quando Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’OMS annunciò lo stato di allarme, abbia anche dichiarato: “Il nostro più grande nemico al momento non è il virus in sé, ma la paura, le voci e lo stigma”. Tuttavia, nonostante il crescente panico, giorni dopo l’hanno dichiarata una pandemia globale. Con quali criteri?

Il file che probabilmente non avete ricevuto

Ormai avrete ricevuto più volte il video della bambina che lecca una ringhiera, i migliaia di meme sulla carta igienica e molte altre dello stesso stile (benedetto umorismo!).

Purtroppo, avrete ricevuto bufale senza sosta, audio di qualità straordinaria, altrettanto falsi, e lunghi, ecc. Disinformazione basata su un eccesso di informazioni. Se si toglie il filtro dello spirito critico si arriva al punto in cui ci troviamo.

È meno probabile che abbiate visto un video in cui Iñaki Gabilondo ha fornito un resoconto rivelatore sull’influenza A in cui denunciava che l’allora presidente della Sanità della Commissione Europea, Wolfgang Wodarg, accusò la lobby dei laboratori farmaceutici di aver organizzato la psicosi dell’influenza A.

Attribuiva inoltre all’OMS la responsabilità di questa ondata di isteria. Wolfgang Wodarg, medico ed epidemiologo, denunció che non c’era motivo di giustificare un tale allarme. Ha anche denunciato che, a metà del 2009, i criteri per dichiarare una pandemia sono stati abbassati in modo incomprensibile.

In questo modo, continua Gabilondo, i governi sapientemente guidati dai laboratori hanno fatto la loro parte; hanno comprato milioni di vaccini. Oggi sappiamo che l’influenza A ha prodotto un decimo dei decessi di un’influenza stagionale (qui annoto che il coronavirus non ha ancora raggiunto le cifre dell’influenza A).

Il Consiglio europeo, conclude il giornalista, aprirà un’indagine su queste speculazioni. Il business della paura.

Come ho già detto, il Consiglio d’Europa indagó sul caso e denunció la mancanza di trasparenza dell’OMS e la sua complicitá con le lobby farmaceutiche.

Come essere umano e come giornalista, oltre a provare una profonda vergogna per quello che sta succedendo nei mass media, trovo sorprendente che nessuno, tranne il giornale El Salto, si sia preoccupato di conoscere l’opinione sul coronavirus dalla persona che ha scatenato un tale scandalo in un caso simile a quello di cui ci stiamo occupando.

Dati significativi

Nell’articolo del giornale El Salto, pubblicato all’inizio di questo mese, Wolfgang Wodarg insiste sul fatto che le misure di panico adottate dai vari governi non hanno senso.

“In considerazione del fatto ben noto che in ogni ondata di influenza tra il 7% e il 15% delle malattie respiratorie acute (IRA) sono causate da coronavirus, il numero di casi che ora si sommano continuamente rimane completamente all’interno del range normale”.

Wodarg denuncia anche il fatto che quando si dice che diventi “qualcos’altro piú grave” deve essere in contrasto con altri dati, ma non con criteri casuali o manipolati.

Da dove viene l’errore?

Come Wodarg ha dimostrato sul suo sito web e in diversi video e interviste, dal 2005 al 2013 sono stai verificati in uno studio a Glasgow quali virus si manifestano tra le malattie respiratorie. Questo studio mostra chiaramente che le zone verdi nell’immagine, che rappresentano il coronavirus, hanno sempre fatto parte del mix. In quest’immagine possiamo vedere le aree verdi.

Dice anche che l’allarme è stato lanciato quando i laboratori di Wuhan hanno esaminato una nuova variante del coronavirus e che questi dati sono stati resi noti a tutta la comunità scientifica.

Questa nuova variante del coronavirus è stata trasmessa all’OMS ed è stata rapidamente ammessa. Lo specialista tedesco denuncia che non sono stati eseguiti test precedenti. È stata poi condivisa con il resto degli scienziati di tutto il mondo senza aver eseguito alcun confronto adeguato (per questo non si sa nemmeno se sia davvero nuova).

“Un laboratorio della clinica Charité di Berlino ha battuto tutti nella corsa al tempo all’OMS e le è stato concesso commercializzare i suoi test per rilevare il coronavirus in tutto il mondo a prezzi enormemente gonfiati rispetto al solito”, aggiunge Wodarg.

Domande potenti

L’epidemiologo si chiede allora:

“Come possiamo sapere che questo virus è pericoloso? Non è qualcosa che abbiamo già avuto l’anno scorso? Come è possibile che non sia stato paragonato con gli anni precedenti?

Ignorando tutta questa logica, il test non è stato fatto nemmeno su una popolazione generale e lui stesso dubita della sua efficacia. A Wuhan è stato scelto un campione di meno di 50 persone malate, quindi il grado di persone affette da coronavirus era molto alto e, nelle persone già gravemente malate, per cui il tasso di mortalità è aumentato ancora di più.

Da lì, secondo Wodarg, i governi hanno consultato i loro esperti che, a loro volta, hanno consultato gli esperti che hanno dato l’allarme. “I governi sono stati sedotti da scienziati che vogliono farne parte, che vogliono soldi per le loro istituzioni e altri che propongono applicazioni, studi, programmi” e, aggiunge con ironia, “un grande desiderio di aiutare e di acquisire importanza”.

Anche Goldsmith è dello stesso parere: “Sono stati replicati comunicati emessi dalla Cina e da Ginevra, senza essere stati messi a riscontro da un punto di vista critico e, soprattutto, senza sottolineare che i coronavirus hanno sempre infettato l’uomo e hanno sempre causato diarrea e quello che la gente chiama il raffreddore comune”.

Il dottore in Medicina Darren Schulte, CEO della società di analisi Apixio, ha anche dichiarato che “la reazione dei mass media e di molti governi produrrà più danni alle società di tutto il mondo che il virus stesso. Un danno che si estenderà anche per molti anni”.

Tom Jefferson, del centro di ricerca indipendente Cochrane Nordic, dice di non riconoscere nulla di nuovo nel fatto che si stia scoprendo una nuova variante all’interno del coronavirus.

Al Dr. Schulte tutto ció le ricorda la crisi del coronavirus del 2003. In quel periodo la Cina adottó misure di isolamento simili. La Banca Mondiale ha stimato che le misure contro il SARS portarono a perdite per 33 miliardi di dollari.

In questo senso, Schulte è sicuro che la recessione economica, la perdita di posti di lavoro, l’indebitamento delle famiglie e delle imprese… e anche, direttamente, i prossimi tagli alla sanità “aumenteranno il numero delle malattie e dei decessi evitabili per un periodo di tempo molto più lungo”.

Ricorda anche che nel mondo muoiono di influenza tra 300.000 e 650.000 persone mentre la gente viaggia liberamente sui mezzi di trasporto pubblici, va nei pub, organizza eventi di massa… È vero, ricorda, che il Covid 19 non ha vaccino ma dobbiamo trovare “un equilibrio tra la salute e la sicurezza pubblica e le conseguenze dello sconvolgimento della vita quotidiana”.

Ecco perché, avverte, sarebbe molto più appropriato ed efficace isolare temporaneamente le persone infette o che hanno un alto margine di rischio, indossando maschere in quei casi, mentre il resto adotta misure igieniche di base.

Nella stessa linea, anche John P.A. Ioannidis, professore di medicina, epidemiologia e biomedicina, il quale espone che si prendono decisioni molto esagerate senza un riscontro affidabile dei dati.

In realtà, tutti sembrano concordare sul fatto che i governi non si circondano di scienziati che vedono il problema in prospettiva, con dati affidabili e comparativi, con criteri disinteressati, o con il coordinamento con il resto degli esperti del mondo.

Virus mediatizzato e viralizzato

Da quando a Wuhan, con i suoi 11 milioni di abitanti, con polmoniti costanti e ogni tipo di influenza e malattie, è stato lanciato l’allarme è stata avviata una campagna molto sensazionale. La temperatura dei suoi abitanti è stata monitorata e poi, subito dopo, è stata relazionata qualsiasi temperatura elevata con il coronavirus e, a sua volta, è stata messa in relazione il coronavirus con una letalità che, alla fine, sarà maggiore delle misure adottate contro di esso.

A tutto questo, i telegiornali si riempiono di dati senza riscontro con altre epidemie, con l’ansia di far incollare la popolazione agli schermi senza darle il tempo di pensare o di reagire, sottoponendola a stress e ad una psicosi irresponsabile in cerca di pubblico e facendo a gara per vedere chi è più attento.

Quello che non apparirà sulla notizia è che la Federazione delle Associazioni dei Giornalisti di Spagna (FAPE) ha rilasciato una dichiarazione con la quale invita “tutti i mezzi di comunicazione a riferire in modo rigoroso e con dati reali, verificati e contrastati su questo problema, senza ricorrere ad approcci sensazionalistici che possono solo creare situazioni di paura diffusa”.

In questa corsa al pubblico sono stati trascurati anche i diritti di immagine e di privacy. Ecco perché la FAPE aggiunge in una dichiarazione: “[…] dobbiamo rispettare il diritto delle persone alla propria privacy e immagine, soprattutto nel trattamento informativo di questioni in cui sono presenti elementi di dolore o di angoscia nelle persone colpite”.

Lo stesso Manuel Elkin denuncia che la stessa accezione di pandemia ha fatto molti danni. “Abbiamo avuto circa dieci anni di presunte pandemie. Ora invoca con veemenza la “moderazione nella gestione delle informazioni, soprattutto da parte dei governi e dei mass media”.

“Normalmente i mass media sono sottoposti sempre meno a verifiche scientifiche” e aggiunge: “Non sono abbastanza analitici e trasformano ogni notizia in un motivo di panico universale”.

Secondo lui, va anche considerato molto importante che “ci può essere una situazione in cui un’epidemia può diffondersi in tutto il mondo, essere considerata una pandemia e non avere numeri sufficienti per costituire un allarme, come nel caso del coronavirus”.

È anche curioso che, in occasione dell’audizione del Consiglio d’Europa del 2009, il direttore del Centro di collaborazione per l’epidemiologia dell’OMS di Monaco di Baviera, Ulrich Keil, abbia commentato ironicamente i nuovi criteri per dichiarare una pandemia, dicendo: “Con i nuovi criteri pandemici, si potrebbe dichiarare un’epidemia di starnuti? Sì, si potrebbe.”

Eccezioni al sensazionalismo

Al contrario, Lorenzo Milá in TVE ha chiesto la calma dall’Italia facendo notare informazioni veritiere e altri giornalisti come Francino (SER) hanno fatto appello ad Aristotele per applicare quel saggio pensiero che “la virtù è sempre nel mezzo”.

Anche in questo senso, esRadio in un’intervista al ricercatore del CSIC Luis Enjuanes, il virologo che da più di 30 anni indaga su questo tipo di virus, quando gli è stato chiesto se era preoccupato per il virus (a 70 anni) ha risposto: “Non sono affatto preoccupato”.

Come ha detto su questo media, la maggior parte delle persone non considera le minacce in modo globale.  E informando di un dato, dice, 32 milioni di persone sono state contagiate dall’influenza stagionale negli Stati Uniti nel 2017.

Ha anche affermato che il numero di morti per coronavirus è molto più basso quest’anno e che “non ci dovrebbe essere nessun allarme, perché altrimenti dovremmo svuotare i supermercati ogni anno”.

Ciò non significa, ha aggiunto, che le linee guida sanitarie non debbano essere seguite scrupolosamente.

I più colpiti

Molte persone usano l’argomento che questo confinamento sia per proteggere i più vulnerabili. Tutto questo mentre le risorse non possono raggiungere ogni persona anziana isolata, mentre le donne maltrattate sono rinchiuse con i loro maltrattatori, mentre molte persone con malattie degenerative vengono private dei trattamenti, mentre le persone con il morbo di Alzheimer non possono vedere le loro famiglie, mentre le donne che si prostituiscono sono lasciate sotto la custodia dei loro sfruttatori…

Chi può misurare i danni psicologici, emotivi e fisici di una popolazione isolata e lontana dai propri cari? Come puó influire questo sul nostro sistema immunitario? Quanti dei malati non si ammaleranno ancora di più a causa del livello di stress a cui siamo sottoposti? Quale sarà la sindrome post-traumatica di tutto questo?

D’altra parte, tenendo conto che in Spagna la prima causa di morte non naturale è il suicidio; dove sono attualmente le cifre relative ai suicidi? Quali conseguenze ha avuto l’isolamento e la mancanza di contatti sulle persone con tendenza alla depressione o alla malattia mentale? Quante donne sono morte per violenza di genere in questi giorni?

E che sarebbe successo se questo crollo economico sull’orlo dell’abisso ci avesse sorpreso con qualche tipo di catastrofe naturale come incendi o inondazioni qualche mese fa? Quante vittime potrebbero venire prima di un sistema paralizzato e di un panico generalizzato al contatto con l’altro? Avremo il prossimo inverno o il prossimo un nuovo coronavirus?

Nessun telegiornale si è degnato di metterlo in discussione; solo i numeri del coronavirus contano.

Se continuiamo con questa strategia, l’enorme crisi colpirà proprio le persone più vulnerabili, a cominciare dai più poveri, i disoccupati, i lavoratori autonomi, i pensionati… facendo salire la curva delle disuguaglianze a livelli impossibili da sostenere.

Responsabilità?

Trovo curioso quanto facilmente le persone facciano appello alla responsabilità di fronte a questa situazione. Ma mi dispiace, non credo nell’appello alla responsabilità dopo che hanno avuto l’irresponsabilità di creare questo caos. Credo che la responsabilità sia anche quella di mettere in discussione misure negligenti come creare allarme su un’intera popolazione di un male che è molto minore di quello che ci fanno credere.

Non dico che la situazione non sia terribile, soprattutto per le persone che ne soffrono e per i loro cari. Quello che voglio dire è che l’influenza, come molte altre malattie che ci circondano, ci porta migliaia di tragedie ogni anno. Tutto dipende dal fatto che ci si concentri costantemente su di loro o, al contrario, che ci si dedichi in modo proporzionato nei mass media.

 

Verso dove andiamo?

In Europa ci sono 800.000 morti all’anno per l’inquinamento ambientale, non stiamo forse perdendo di vista ciò che è veramente importante? Non abbiamo recentemente protestato nelle strade per invertire questo massacro del pianeta (e quindi dei suoi abitanti)?

Stiamo guardando il problema in prospettiva o siamo accecati e guardiamo solo ció che ci conviene?

Manuel Elkin dichiara quasi come un mantra nelle sue interviste che se vogliamo vedere le cifre in prospettiva, forse dovremmo guardare “i dati sproporzionati riguardanti la malaria che affligge tra 230 e 250 milioni di persone all’anno, e di queste, tra 1.250 e 1.500 muoiono ogni giorno”. Quindi i decessi per coronavirus in quattro mesi sono quelli di una settimana di malaria.

Sovraffollati

Accovacciati nelle nostre case, abbandonati e vinti dalla paura e dal costante stimolo dei mass media, abbiamo reso il virus molto più grande di quello che è e, nel frattempo, nella nostra idea che niente è troppo, i poteri hanno visto quanto è grande Castilla quando si tratta di cancellare i nostri diritti più elementari.

Trovo molto curioso come, fino a poco tempo fa, abbiamo protestato contro la negligenza politica, la corruzione, l’abuso delle banche, davanti ad acronimi che ci governano sempre più come il FMI, la BCE, l’OPEC… ma che non sono in alcun modo democratici o eletti da nessun popolo.  Ora è il turno dell’OMS che, naturalmente, non sempre si è comportata in modo esemplare in casi simili.

Ora si scopre che il nemico del popolo è un virus. E tutta la massa lotterá contro di lui. Mi dispiace, ma non ci credo. Come dice il dottor Karmelo Bizkarra, al virus vengono date qualità umane come se fosse un invasore, concedendo al virus la peggiore qualitá degli esseri umani anche se “è l’essere umano che agisce sul virus e non il contrario”.

E sono stati i mass media a spingere verso una situazione di reclusione. Rimanete a casa e rimanere incollati ai nostri schermi alimentandovi di paura e di allarme che giustifichino un successivo stato di reclusione.

Perché, indipendentemente da quello che succede con il virus, molto probabilmente raggiungeremo lo stato di eccezione (come in Italia). Così tutti consumano il terrore e le piattaforme televisive mentre l’esercito occupa le strade. Chiamatemi pazzo, ma non ha un bell’aspetto. Non sono contro l’esercito e non lo considero un complotto per tornare a una dittatura.

Considero solo che non posso accettare volentieri che mi tolgano la libertà di decidere del mio destino, né mi arrendo facilmente quando ci mandano in uno Stato dove le persone possono essere arrestate se si ritiene che disturbino l’ordine pubblico, sequestrare pubblicazioni, eseguire perquisizioni domiciliari e proibire scioperi, tra le altre circostanze che lo stato di eccezione comporta (per quanto eccezione sia).

Chiamatemi pazzo se penso anche che sia strano che ieri eravamo per strada a gridare dai balconi “Non guardateci, unitevi a noi” e ora siamo nei balconi a filmare, a insultare e a fare da capro espiatorio ai pochi che si radunano per strada.

Questo, insieme alle catastrofiche conseguenze economiche di tutto ciò, dovrebbe davvero allarmarci.

Confessione personale

Confesso che sono stato molto arrabbiato con il mondo. Ne ho discusso con innumerevoli persone di chiamata in chiamata e, soprattutto, di chat in chat. Pessimo terreno ma, date le circostanze, non avevo scelta.

Vorrei dedicare questo articolo anche a loro, se qualcuno di loro è arrivato fin qui (cosa di cui dubito). Anche le loro argomentazioni, sebbene la maggior parte di loro sia contraria, mi hanno aiutato molto.

La verità è che mi sono sentito un po’ come in “L’invasione dell’ultracorpo” (un film più che consigliato per questi tempi, soprattutto l’edizione del 1956). Anche con alcune persone con le quali era d’accordo su un certo livello di ragionamento, il giorno dopo mi chiamava dicendo che, tra vedere e non vedere, cercava delle mascherine, comprava molto di più di quello che le serviva, o che era preoccupata perché un vicino aveva la febbre.

“Tra vedere e non vedere” mi unisco alla follia, visto che la sanità mentale è molto solitaria, sembravano dire. Dopotutto, anche qui l’appartenenza è molto importante, anche se significa denunciare il vicino, insultare chi non è d’accordo… anche se significa disastro e panico, fa meno paura della solitudine. Ecco perché le bufale apocalittiche corrono ovunque.

Vedo passare quest’ondata di follia e spero che sempre più persone ne escano. Naturalmente, non escludo di essere io il pazzo.

Natura

Gli uccelli si sentono nelle città, l’aria è più pura, l’acqua è più limpida, i delfini e i cigni tornano a Venezia. La natura recupera il suo spazio. Forse dovremmo anche pensare a come si sentono gli animali quando li rinchiudiamo in gabbia. Forse dovremmo imparare molto da questo al nostro ritorno. Forse dovremmo rallentare il ritmo, accontentarci di meno per ottenere di più.

Speranza

Piango, insieme alla mia compagna, ogni volta che usciamo ad applaudire al personale sanitario. E questo mi dà un’iniezione quotidiana di speranza. E mi fa pensare che forse ci sveglieremo da quest’incubo nello stesso modo. Dal senso che gli altri non sono una minaccia ma una salvezza.

Mi riempiono di forza le proteste fatte dai balconi, la popolazione che si sveglia e reclama. Spero che presto il grido sia di libertà. I mass media ci hanno lasciato soli davanti alla bestia che non è, appunto, un virus. Ma quello su cui non contavano è che nella nostra solitudine, nell’incontro con noi stessi, come la natura, siamo riemersi da molto più in profondità.

E così, da questa prigionia ora lancio questo messaggio in una bottiglia. E siccome la lancio, mi sento meno solo. E sogno che altri lo riceveranno e, forse condividendolo, ci renderemo conto che non siamo veramente soli. Forse, in qualche modo, dobbiamo essere più vicini e più uniti che mai per superare tutto questo.

Perché ultimamente ho anche coinciso con persone che si interrogano su tutta questa follia e ho molta fiducia che il resto comincerà presto a scendere da quell’onda per sentire di nuovo il tocco, la parola, l’amore che ci impedirà la rovina interiore ed esteriore. Prima è, meglio è, in modo che non si perda così tanto e, quindi, si torni ad andare a prenderci ciò che è nostro.

Fonti:

Vorrei sottolineare che, a parte il poco materiale di ricerca in lingua spagnola, tutti i virologi, i medici, gli epidemiologi… che ho trovato sono uomini. Quando saremo là fuori, forse dovremmo continuare a lottare anche per qualcosa di così fondamentale come l’uguaglianza.

– Lettura essenziale! Ho appena letto questo articolo del dottor Karmelo Bizkarra e sono molto sorpreso di quanto siamo d’accordo. La verità è che egli fornisce un quadro molto più completo dal punto di vista medico:

Carta abierta ante la crisis del coronavirus

– L’unico riferimento nei media spagnoli a Wolfang Wodarg che traduce un articolo dell’epidemiologo

«La solución al problema del coronavirus es aislar en cuarentena a los alarmistas» 

El Consejo de Europa reclama a la OMS “más transparencia” y un cambio en la definición de “pandemia”

Woflgang Wodarg explica el origen de todo el problema (traducido al inglés)

Pablo Goldsmith: «El pánico es injustificado»

– La FAPE hace un llamamiento a los medios para que informen con rigor sobre el coronavirus

– Audio de Pablo Goldsmith desmontando la alarma

– Vídeo de Manuel Elkin desmontando el mito del coronavirusManuel Elkin explica en vídeo varios conceptos sobre el contagio y el virus

– Informe sobre las investigaciones en torno al escándalo de la gripe A

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